Pubblicato il 01 giugno 2021

Benvenuti al Musée de la Marine!

Chi, leggendo queste poche parole, non pensa a queste immense stanze decorate con dipinti, strumenti di ogni tipo e modelli con dettagli incredibili?

Dal 1938, il Palais de Chaillot di Parigi ospita le opere d’arte conservate al Louvre dal 1748.

Tra collezioni permanenti e mostre, questo museo è il luogo dove si può conoscere la nostra storia marittima e aprirsi al mondo del mare in generale. È una vera grotta della conoscenza, un invito al viaggio per adulti e bambini. Tutti sono stupiti da questa o quell’opera d’arte, quando si è guidati dall’amore per il mare, non si può rimanere indifferenti davanti a tanta maestosità.

Sono sempre stato affascinato dai modelli di navi che accompagnano la nostra visita. Sono sopravvissuti nella storia e sono gli ultimi testimoni dell’arte della costruzione navale francese.

Volevo saperne di più sulla loro origine, la loro conservazione e il loro futuro.

Il museo è attualmente in fase di ristrutturazione e ha risposto alle mie domande offrendomi alcune nuove informazioni sulla nuova museografia.

Ho potuto incontrare Ariane Théveniaud e Bénédicte Massiot, restauratrici nel laboratorio del dipartimento di conservazione, che hanno condiviso con me la loro passione, così come Vincent Bouat-Ferlier, direttore scientifico del museo responsabile del progetto di ristrutturazione, che mi ha dato alcune notizie sul futuro percorso di visita.

Qual è il suo ruolo all’interno del museo?

Il Musée National de la Marine ha un laboratorio dedicato alla conservazione dei modelli, composto da modellisti e poi da restauratori, da oltre due secoli. Oggi siamo due restauratori del patrimonio specializzati in legno e metallo. Oltre alla nostra formazione in conservazione-restauro, abbiamo ereditato un know-how più specifico quando siamo entrati nel museo, quello della restituzione del sartiame. Siamo così in grado di trattare tutti i modelli della collezione. È quindi naturale che il centinaio di modelli che saranno presenti nel nuovo percorso espositivo siano stati affidati a noi.

Cosa ti ha fatto decidere di entrare nel museo?

Per un conservatore, la varietà delle collezioni del museo rende il lavoro eccitante. La diversità di materiali, scale e funzioni nell’impressionante collezione di modelli storici fa riflettere costantemente. Non è raro dover restaurare manovre o fare allestimenti, ma anche pulire strati di policromia e doratura e incollare di nuovo elementi staccati. Questo lavoro è quindi molto ricco e richiede una ricerca specifica per ogni oggetto. Impariamo qualcosa di nuovo ogni giorno! Inoltre, essere in un’istituzione nazionale, circondati da un team interdisciplinare, ci permette di arricchire la nostra pratica attraverso scambi quotidiani.

Perché sono stati prodotti dei modelli?

Il termine “modelli” copre un numero infinito di modelli con funzioni multiple. Così, alcuni lavori potrebbero essere usati come supporto tecnico e aiutati nella costruzione della barca in scala 1. Questo è il caso dei modelli su un telaio o dei semiscafi con nervature. Altri oggetti, raggruppati sotto il titolo di modelli d’addestramento, permettevano agli ufficiali della marina di imparare il vocabolario e le manovre della nave. Hanno una funzione educativa che si riflette nella forma del modello: le sue dimensioni sono grandi in modo che i dettagli possano essere osservati, le carrucole sono sovradimensionate e il sartiame può essere regolato. Il museo possiede anche una collezione di modelli di arsenali che testimoniano le innovazioni tecnologiche, veri simboli del potere marittimo francese. Questa funzione rappresentativa si trova anche nei modelli di armatori che riflettono l’identità di una società.

Il tour permanente inizierà con uno spazio dedicato ai modelli, il cuore storico delle collezioni del museo: il Model Studio. Oggi, molte persone pensano ai modelli come oggetti decorativi. Il museo vuole contestualizzare e dare conto delle loro molteplici dimensioni a livello cronologico, tipologico e funzionale. I modelli selezionati illustreranno anche la varietà di materiali utilizzati e le diverse tecniche di costruzione europee e non. I semigusci o i modelli a telaio menzionati sopra avranno il loro posto in questo spazio futuro. Verrà affrontata anche la modellistica di ricerca, che permette di testare e riprodurre tecniche di costruzione navale ormai perdute. Un dispositivo multimediale “enciclopedico” offrirà anche ai visitatori che vogliono saperne di più, come i piani o un glossario dettagliato. Ogni modello presentato nello Studio sarà referenziato.

Il tour permanente inizierà con uno spazio dedicato ai modelli, il cuore storico delle collezioni del museo: il Model Studio.

L’evoluzione tecnica delle navi nel corso della storia sarà presentata anche nel resto del tour, in particolare in un’area dedicata alla Marina. Si comincerà con una presentazione delle risorse e dell’organizzazione necessarie per costruire una flotta operativa. Una serie di vetrine “armada” permetterà poi ai visitatori di viaggiare nel tempo con una serie di navi emblematiche delle nostre collezioni, dal XVII secolo ai giorni nostri. Il tema degli sviluppi tecnici, sia in termini di propulsione che di vita a bordo, completerà questa presentazione su entrambi i lati delle vetrine. La questione delle innovazioni e della vita a bordo è il cuore del tema scelto per questa galleria. Ma tutte le aree del museo rispondono a questo desiderio di mostrare l’evoluzione delle navi: l’area dedicata ai transatlantici o quella sul trasporto delle merci seguono lo stesso principio.

Se dovesse scegliere un’opera che rappresenta l’arte dell’architettura navale, quale sceglierebbe?

L’Artésien, se si dovesse scegliere un solo modello, è uno dei gioielli delle collezioni del Musée national de la Marine. Costruita contemporaneamente alla nave stessa dal laboratorio di modelli dell’arsenale di Brest nel 1765, fu offerta al re per essere utilizzata per l’istruzione del delfino, il futuro Luigi XVI. Precedentemente smontato, ha permesso di identificare le parti della nave e di spiegare teoricamente le manovre. Verso il 1810, su richiesta di Napoleone, il modello fu collocato nella galleria del Grand Trianon accanto ai modelli della marina imperiale. È quindi il simbolo della prodezza tecnologica dell’Ancien Régime. Quest’opera si caratterizza per la sua finezza di esecuzione: le sculture delle polene, le bottiglie e il castello posteriore, così come il sartiame e gli accessori sono di alto livello di esecuzione e precisione. Non è raro farvi riferimento per capire la funzionalità di certe parti durante il restauro.

Artesian, nave da 64 cannoni, 1765, vista lato destro, vista lato sinistro, vista frontale….

Cupin Sébastien (18°)

Musée national de la Marine/P.Dantec 

Da dove provengono le sue collezioni?

Le collezioni del Musée de la Marine sono basate su modelli provenienti da arsenali e collezioni private, tra cui quella dell’ispettore generale della Marina, Duhamel de Monceau. A metà del 18° secolo, creò una sala navale nel Louvre con modelli e macchinari portuali, che servivano come strumenti di insegnamento per i suoi studenti istruttori. Nel corso dei secoli e attraverso i trasferimenti, le collezioni sono state arricchite da acquisizioni, donazioni private e commissioni. Questo fa parte della missione del museo: continuare ad ampliare le sue collezioni per completarle, diversificarle e aggiornarle. Per esempio, ai modellisti viene chiesto di fare modelli contemporanei. La lunga trasmissione della storia marittima francese continua attraverso di loro.

Come fa il Musée de la Marine a conservare questi modelli?

I modelli del museo sono oggetti compositi i cui diversi materiali non reagiscono allo stesso modo ai fattori di degrado. Le fibre tessili che compongono il sartiame sono particolarmente fragili. Per assicurare la conservazione delle collezioni, è necessario controllare il loro ambiente monitorando con precisione la temperatura, l’umidità e l’intensità della luce, oltre a garantire la sorveglianza sanitaria. Per soddisfare queste esigenze, il museo ha creato un proprio centro di conservazione, dove sono state costruite strutture di stoccaggio adeguate. I modelli sono tenuti in un clima sicuro e stabile e protetti dalla luce. Questo centro riunisce anche tutto il personale scientifico del museo, permettendo di monitorare quotidianamente lo stato delle opere.

Quali risorse online si possono consultare se si vuole saperne di più, per esempio su un modello particolare?

La questione delle risorse “per saperne di più” sarà affrontata in diversi modi. In primo luogo, all’interno del tour stesso, attraverso i dispositivi di mediazione. Questi sono progettati per essere accessibili a tutti, con diversi livelli di complessità per la lettura e l’informazione. Un dispositivo “enciclopedico” è anche previsto per trattare specificamente i modelli e le professioni del museo, in primo luogo i restauratori.

Inoltre, un “compagno di visita”, una visio-guida, sarà offerto a tutti gratuitamente per approfondire la conoscenza delle opere in visita, e proporre contenuti multimediali (video, audio, realtà aumentata) in aggiunta ai testi proposti e ai dispositivi “in situ” oltre a visite specifiche.

Anche il sito web è in fase di revisione, con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai dati sulle collezioni, in particolare Webmuseo.

Infine, il nostro dipartimento di mediazione sta lavorando sui futuri percorsi di visita per le visite guidate.

Pensa che i modelli abbiano ancora un futuro brillante davanti a loro, soprattutto in termini di presentazione nel futuro museo?

I modelli sono il cuore delle nostre collezioni. Il programma di rinnovamento mira a valorizzarli e a presentarli nel modo più bello possibile, mettendo in evidenza la loro storia, quella delle navi che rappresentano e dei marinai che vi hanno navigato. Attraverso un’attenta scenografia e una rinnovata mediazione, speriamo di dare loro lo status che meritano, quello di opera d’arte. Desideriamo anche poter rinnovare regolarmente i modelli presentati per presentare la gamma più ampia possibile delle nostre collezioni.

Ringrazio calorosamente Ariane Théveniaud, Bénédicte Massiot e Vincent Bouat-Ferlier per essersi resi disponibili a rispondere alle mie domande, così come i vari dipartimenti del Musée de la Marine che hanno contribuito a rendere possibile questa pubblicazione.

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